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Come vivono le elezioni gli americani? Quei discorsi mozzafiato proclamati da grandi politici, quelle combattute corse alla presidenza che tengono milioni di persone attaccate al televisore per settimane, come sono vissute in patria?
Ebbene, almeno dove vivo io, questo evento non ha avuto niente dell'attesa che ha creato all'estero. Niente dibattiti a scuola, nessun ragazzo o professore che abbia accennato alla politica; niente perfino in famiglia se non qualche confusa e indecisa opinione quando richiesta dalla curiosità della sottoscritta. L'evento che nel mondo è stato seguito con tanta tensione, dal momento che da esso sarebbe dipesa la posizione politica di una così influente potenza mondiale, in casa non è stato altro che "il solito tran tran": politici che blaterano in tv ripetendo sempre le stesse cose e diffamando gli avversari.. lontana e confusa politica. La prima cosa che ho notato, sotto il periodo delle elezioni, è stato l'elevato numero di pubblicità "politiche" in tv: propaganda per partiti, leggi e candidati. ("I'm nome di un politico, and I approve this message"; questa la frase conclusiva di ogni messaggio pubblicitario a sostegno di qualche candidato, diventata celeberrima qui in loco e sempre citata e gabbata.) Questa è una grande differenza rispetto all'Italia: da noi, durante il periodo precedente le elezioni, non è permesso parlare in pubblico a favore di un partito o un altro.
Questo per rispettare il concetto di par condicio, per il quale ad ognuno deve essere garantita la stessa visibilità, e che quindi, visto l'esagerato numero di partiti in Italia, viene applicato non dando la parola a nessuno. Negli States questo concetto non vale, o meglio è applicato in maniera diversa. Le campagne elettorali sono gestite dai politici, la cui visibilità dipende da quanto denaro sono disposti o in grado di investirvi.

A essi spetta anche la stategia dell'utilizzo di queste campagne: esse non sono necessarie ugualmente in tutta la nazione; alcuni stati sono per tradizione democratici (blu) e altri repubblicani (rossi) quindi non vi si spende molto in propaganda, mentre per altri, i così detti "stati viola", quelli indecisi, che posson cambiare le sorti delle elezioni, sono stati investiti miliardi di dollari e i messaggi propagandistici sono stati trasmessi fino al giorno stesso delle votazioni.
Il modo in cui viene applicata la par condicio è il "debate", una serie di tre incontri tra i rappresentanti dei due maggiori partiti, quello democratico e repubblicano, in cui sono appunto dibattuti i principali punti dei rispettivi programmi politici. Secondo il parere di alcune persone a cui ho chiesto, questi dibattiti sono inutili in quanto i candidati ripetono sempre le stesse cose e tentano di mettere in cattiva luce l'avversario e vengono svolti solo per tradizione. Io, penso siano un'ottima opportunità per i cittadini di capire come ciascun partito intende gestire le faccende del paese. È vero che, ascoltando loro, non si sa chi sia "meglio" dato che ognuno propone dati e statistiche in proprio favore, ma almeno ci si può fare un'idea di con chi si è d'accordo. Non come in Italia dove tutto ciò che si vede in tv circa i politici sono solo scandali e insulti.
Andate ad ascoltare il discorso di Obama se non l'avete già fatto, ne vale proprio la pena! (Per la cronaca, non so in quanti lo abbiano ascoltato qui.. a me il suggerimento è arrivato da casa.)
I'm Elisa Mercanti, and I approve this message.

 

 
Di Admin (del 12/11/2012 @ 19:29:54, in Edoardo racconta il suo semestre in Canada, linkato 1552 volte)
Sono tornato in Italia, dopo la mia esperienza all’estero, da circa quattro mesi. Guardando indietro, ritornare nel proprio paese e ricongiungersi con la propria famiglia e i propri amici non è difficile all’inizio. Dopo un paio di settimane sembra quasi di non essere mai partiti. Solo dopo due o tre mesi, confrontandomi con la ripresa della scuola e delle vecchie abitudini, ho davvero capito cosa mi ha lasciato l’esperienza dell’anno all’estero e in che modo ha influito sul mio carattere, sulle mie idee e sulla mia vita in generale. Relazionarsi e integrarsi con una realtà completamente diversa dalla mia ha certamente complicato il mio punto di vista, in modo assolutamente positivo. Questo però comporta non poche difficoltà una volta rientrati. Nonostante io abbia ripreso a frequentare la stessa scuola, le stesse persone, e abbia ripreso le stesse attività, niente è come prima. Il legame con alcuni amici si è allentato, mentre con altri si è solidificato. Annoincanada
In ogni momento confronto la mia scuola con quella che avevo frequentato nel mio anno all’estero: spesso sono infastidito o deluso da alcuni aspetti del sistema scolastico italiano, ma allo stesso modo alcune volte apprezzo il valore di altri. La prospettiva multilaterale che ho acquisito, può creare difficoltà nel riadattarsi, ma valorizza assolutamente la mia visione del mondo, in particolare le mie idee sulla nostra cultura e sulla nostra società. Mi ha permesso di avere uno sguardo d’insieme più articolato, più internazionale, anche grazie all’apprendimento dell’inglese, ma anche più profondo. Per ritornare ad aspetti più pratici, riprendere la scuola italiana è stato abbastanza difficile, ma la motivazione di aver concluso un’esperienza di questo genere mi ha permesso di impegnarmi a fondo e di ottenere risultati ottimi.

 

 

 

 
Di Admin (del 09/11/2012 @ 12:03:26, in Elisa racconta il suo anno negli U.S.A., linkato 580 volte)
Avete presente quel giorno dell'anno in cui i bambini disegnano zucche con facce spaventose, adornano le case con pipistrelli, ragni e regnatele, si travestono da mostri, streghe e fantasmi e bussano alle porte dei vicini chiedendo/minacciando "dolcetto o scherzetto?!" ? Signori, è arrivato Halloween!
Questo evento è un'antica tradizione le cui origini sono molto dibattute. Alcuni storici lo fanno risalire a una credenza celtica per cui, la notte del 31 ottobre, le Porte dell'Aldilà si aprirebbero per permettere alle anime dei morti di visitare le loro precedenti dimore.
Si dice che alcuni, timorosi di subir vendetta da parte di qualche spirito maligno o rancoroso, iniziarono ad indossare maschere e travestimenti per non essere riconosciuti. Altri pensano che "All Hallow Even" derivi dalla celebrazione cristiana di Tutti Santi. In quest'occasione venivano preparate "soul cakes", torte che i bambini andavano raccogliendo di casa in casa e segno di preghiera per le anime del purgatorio. Questa viene considerata l'origine del "dolcetto o scherzetto".
Tutto ciò sembra una tradizione tipicamente europea ma in realtà, al giorno d'oggi, è molto più diffusa e sentita in America.
Qua ho intagliato la mia prima zucca! Da piccola ne ho disegnate molte ma non avevo mai messo le mani nell'umido ripieno filamentoso e ricco di semi di una vera zucca. L'ho fatto in compagnia della mia famiglia ospitante, e la mia sorellina di due anni ha trovato particolarmente divertente svuotare la sua zucca buttando il ripieno nella mia mentre ero alle prese col taglierino. Dopo averle intagliate abbiamo sistemato le nostre opere di fronte alla porta di casa e illuminate con un cerino come accoglienza per gli ospiti.

Un'attrazione davvero comune qui durante il periodo di Halloween sono le "haunted houses" o case dell'orrore: luoghi in cui la gente paga per essere spaventata a morte da zombie, clown, maschere e scheletri. E questo è anche ovviamente il periodo perfetto per horror movies, scherzi spaventosi e feste in maschera con gli amici.
La parte più divertente di tutto ciò, quella che i bambini preferiscono, è andare per le case a chiedere "dolcetto o scherzetto" (trick or treat) e portare a casa buste piene di dolci. In Italia tutti conoscono questa tradizione ma non sono in molti a metterla in pratica. (Le poche volte che ho avuto il coraggio di andare con i miei amici a suonare alle case dei vicini, questi ci hanno guardato davvero male e siamo sempre finiti allo stupido gioco di "suona-il-campanello-e-scappa" per consolarci almeno con qualche scherzo.) Qua invece sono organizzatissimi. Il codice è: luce di fronte a casa spenta significa che non c'è nessuno o che i signori non gradiscono aver visite; luce accesa è un invito a farsi avanti. E, ragazzi, quanti dolciumi ci siamo portate a casa tra me e la piccola Chloe! Ho ancora il mal di pancia..

 

Curiosità: secondo una statistica gli americani hanno speso ben 8 MILIARDI DI DOLLARI in dolcetti per Halloween. Otto miliardi..Wtf!
 

 

 
Di Admin (del 23/10/2012 @ 17:13:17, in Elisa racconta il suo anno negli U.S.A., linkato 929 volte)

Quattro ore di viaggio; verso nord, verso le regioni più fredde del Michigan. Il paesaggio, spettacolare: miglia e miglia di boschi con ogni sfumatura dei colori caldi, dal rosso intenso al giallo, dall'arancio al marroncino, con qualche sempreverde sparso qua e là a completare il quadro. Si potrebbe dire il tipico e tradizionalissimo paesaggio autunnale, eppure ha sortito una certa suggestione.
Il viaggetto è stato organizzato da alcuni professori ospitanti per l'international club: una decina di exchange-students più una ragazza americana. Eravamo tutti molto eccitati all'idea di andare a visitare una a-quanto-pare fantastica città.

(Tanto per intenderci ogni persona a cui ho detto che durante il weekend sarei andata a Mackinaw City ha reagito urlando "Wow, beata te, è stupenda! Vai a vedere il ponte? Mi raccomando goditela!".) "Piccolo" intoppo: il tempo. Tutto il weekend è stato piovoso, freddo e nebbioso. I nostri cari accompagnatori avevano organizzato un sacco di belle attività ma tutte all'aperto. Così, anziché prendere la ferryboat per raggiungere la molto attrattiva isoletta della città, abbiamo speso una giornata in un parco acquatico al chiuso, tra scivoli e idromassaggi. È stato invero molto divertente!
Il ponte dovete immaginarlo come quello di Brooklyn, ovviamente non di quelle dimensioni, ma la stessa struttura con le due torri e le centinaia di cavi a sorreggerlo. Abbiam tentato di andarlo a vedere per scattare qualche foto ricordo ma c'era così tanta nebbia che abbiam potuto vedere solo una strada sospesa nel vuoto perdersi nel nulla in mezzo al lago. Non abbiamo potuto cogliere nemmeno un briciolo della sua maestosità.
Una cosa che però, fortunatamente, siamo riusciti a realizzare è stato di andare alla "casa del fudge", un fantastico cioccolato mixato con qualsiasi buona cosa: frutta secca, noci, mandorle, uvetta, cookies e quant'altro. E c'erano anche ogni sorta di caramelle e altri dolciumi..il paradiso per gli amanti dei dolci!
Abbiamo assistito alla preparazione del fantomatico fudge: il cioccolato viene scaldato a mescolato in una grande tinozza di metallo; ancora quasi liquido viene rovesciato su larghe lastre di marmo e rigirato con grandi spatole finché non si solidifica al punto giusto; vengono quindi aggiunti gli ingredienti per le diverse ricette e ancora rigirato fino a quando non diventa quasi solido e riesce a mantenere una forma. Tagliato, impacchettato e pronto per essere assalito dai golosi avventori del negozio quali noi siamo. In tutto il processo richiede circa un'ora.
Tralasciando il fatto che non siamo riusciti a visitar molto della città, ci siamo divertiti davvero tanto. Eravamo un bel gruppo, molto vario: io dall'Italia, due tedeschi, una tailandese, una spagnola, una brasiliana, due ragazze dall'Olanda, uno dalla Slovacchia. C'è stato molto feeling fin da subito e l'intero weekend è stato un condividere tutte queste diverse culture.
E finalmente ho imparato i numeri in tedesco!!!!!!

 

 
Di Admin (del 03/10/2012 @ 12:22:29, in Elisa racconta il suo anno negli U.S.A., linkato 1753 volte)

L'homecoming è una settimana dedicata a celebrare "the school pride". Qua, infatti, l'appartenenza alla propria scuola è molto sentita e proclamata attraverso il suo nome "sportivo", ovvero il nome che ogni squadra della scuola, di qualsiasi sport, assume in una competizione. Per la mia si tratta dei SAXONS.

Durante questa settimana sono così organizzati giochi, sfide e competizioni per lo più giocati tra gli studenti delle varie annate. Essendo il tema di quest'anno, per la mia scuola, i supereroi, ogni annata era rappresentata da uno di questi. Per noi seniors (studenti dell'ultimo anno) Spiderman!

Ogni giorno della settimana era a tema: lunedì "neon day", martedì "college day", mercoledì "olimpic day", giovedì "superhero day" e venerdì "blue and gold day" (i colori dei Saxons). La sfida consisteva nel rispettare questi temi e indossare ogni giorno qualcosa di attinente. È estremamente divertente vedere studenti col tutino di spiderman girare indisturbati per la scuola, o altri con la toga e l'alloro in testa.

L'annata con più persone a tema vinceva; di solito sono i seniors a vincere e così è stato nella mia scuola. Il venerdì tutti gli studenti si sono trovati nella palestra per altri giochi e momenti ufficiali. In primis sono stati presentati tutti i ragazzi facenti parte delle squadre della scuola: football, soccer, tennis, nuoto, cross country etc e le mitiche cheerleader. Poi hanno sfilato i dieci eletti staff per la settimana dell'homecoming tutti in vestiti eleganti, i ragazzi col completo e le ragazze in stupendi abiti da sera.

E infine i giochi! Dei molti vi cito la gara di velocità tra mangiatori di hamburger (davvero disgustosa), che ha vinto un già-premiato colosso del secondo anno, la gara di resistenza tra ragazzi appesi al muro con una ragnatela di nastro adesivo, e quella a chi urlava più forte l'inno della scuola. Il momento clou della settimana rimane comunque il ballo del sabato sera! Ho passato la giornata a prepararmi. A metà pomeriggio è arrivato il mio "date" e, dopo qualche foto, siamo andati a cena a casa di una mia amica. Dopodiché finalmente al ballo. Ero eccitatissima, era una vita che lo sognavo. Mi aspettavo una situazione molto formale dati i vestiti richiesti, e le regole sul come ballare, ma quando sono arrivata ho trovato disco music e ragazzine con vestiti carinissimi e le scarpe da ginnastica perché trovavano i tacchi troppo scomodi. È stato quindi un po' diverso da come me l'aspettavo ma superata la perplessità iniziale... abbiamo dato inizio alle danze e ci siamo divertiti da matti. Durante la serata sono stati eletti il king e la queen del ballo tra i ragazzi dello staff.

Aspettando il prossimo ballo.. GO SAXONS! : - )

 

 
Di Admin (del 24/09/2012 @ 15:54:56, in Elisa racconta il suo anno negli U.S.A., linkato 954 volte)

Mi sveglio alle 6, mi preparo, ripenso a ciò che mi serve per non dementicare niente. Esco di casa due minuti in anticipo per non rischiare di perdere lo scuola-bus. Non mi ero accorta che fuori piove a dirotto; caspita ho le scarpe aperte e non ho il tempo di andarmi a cambiare! Doesn't matter, il bus sta per passare... in teoria...
Il simpaticone arriva 10 minuti in ritardo, ovvero arrivo a scuola bagnata fradicia. Iniziamo male. Per fortuna non ci metto troppo a trovare il mio armadietto.
"Hey come ti chiami?" "Elisa" "Sei straniera?!" "Sì sono un exchange student, vengo dall'Italia" "Cool!! Vieni ti presento un po' di amici così non ti senti troppo sperduta". Wow, prima amica americana!

Come avete appena letto, ho un armadietto personale...finalmente l'ho sognato tanto! In realtà ci ho messo un po' a capire come gestirmi con libri e quaderni: i primi giorni mettevo tutto lì dentro e ogni ora passavo per prendere il materiale che mi serviva.

Ho realizzato presto, però, che non è molto comodo dal momento che le classi sono sparse per tutta la scuola, che non è piccola e si hanno solo cinque minuti tra una lezione e l'altra. Mi sono quindi ritrovata ad andare in giro con la cartella con il materiale per le prime tre ore, prima di pranzo, e poi per le successive tre lezioni.
Uno dei motivi per cui mi intrigava il fatto di avere un armadietto è perché così avrei potuto lasciare i libri che non mi servivano a scuola e non portarli avanti e indietro ogni giorno. Ma purtroppo ho compiti assegnati per casa di almeno tre meterie su sei ogni giorno, e son per il giorno successivo. Per ora spendo moltissimo tempo nel fare i compiti ma penso, e spero, sia un problema dovuto alla lingua (devo tradurre un sacco di parole che non conosco). Mi sono già un po' velocizzata rispetto alla prima settimana e sicuramente dovrò fare di meglio perché ho intenzione di iniziare qualche attività extrascolastica.
L'orario delle lezioni qui è un po' diverso da quello italiano: ogni giorno si hanno le stesse materie, in sei ore di lezione. E non solo l'orario è diverso; in ogni classe c'è una lavagna interattiva e un altoparlante. Al mattino, prima di iniziare le lezioni, in ogni classe viene proiettato sulla lavagna interattiva, per una decina di minuti, "channel one news", un canale d'informazione gestito da giovani che trasmette le novità sulla cronaca mondiale. Mentre alla terza ora vi sono gli "announcements": i rappresentanti d'istituto preparano quotidianamente un video in cui comunicano gli avvisi, le attività e gli incontri della nostra scuola, the Hastings High School (HHS).
C'è anche un altra cosa, che mi ha lasciato di stucco la prima volta: l'ufficio può comunicare avvisi o chiamare un professore in una classe dall'altoparlante e questo risponde semplicemente parlando a voce alta, le segretarie lo sentono. La prima volta ci ho messo un attimo a realizzarlo. Gli americani sono troppo avanti!!! : - )

 

 
Di Admin (del 14/09/2012 @ 19:10:44, in Elisa racconta il suo anno negli U.S.A., linkato 1004 volte)

Ahi! Il pizzicotto l'ho sentito, e non mi sono svegliata. Caspita non è un sogno!!!!!!! Sono davvero in america, nel "nuovo mondo". Non c'è nome più azzeccato!
Già, alla fine sono partita. Dopo baci, abbracci (e anche qualche pianto) sono salita sull'aereo. Già entrata nello spirito dell'exchange student, ho iniziato a socializzare con chiunque potessi: il mio vicino in aereo, qualche hostess, un po' di ragazzi di ogni nazionalità all'areoporto di NewYork, e infine alcuni ragazzi italiani diretti a Grand Rapids come me, anche loro exchange students.
Subito 14 ore di viaggio sembravano essere un'impresa davvero impossibile, ma tra qualche nuova conoscenza, uno spuntino e un film non son state poi così interminabili. Già sull'aereo ho iniziato a conoscere le abitudini alimentari americane: per pranzo ci hanno servito un piatto di lasagne invero abbastanza buone (non credevo) e l'insalata;

Anno scolastico Stati Uniti
come unico condimento una salsina terribile alla senape, niente traccia di sale o olio, (figuriamoci quello d'oliva!). Per merenda, invece, un panino con formaggio sottiletta e agglomerato di prosciutto che faceva ingrassare solo a guardarlo... indigeribile!!!
Sono infine arrivata a destinazione dove ho trovato Jenipher, la mia host mum, con la sua migliore amica e la mia piccola nuova sorellina Chloe ad aspettarmi. Il primo incontro è stato molto caloroso.
Appena usciti dall'aroporto la prima impressione che ho avuto dell'america è stata di grandezza e spaziosità: le strade sono larghissime, le macchine pure (la più piccola che ho visto avrà avuto le dimensioni di una punto), non esistono distese di cemento nè case abbarbicate una sull'altra, solo villette ordinate con spazio sufficiente per ampi cortili e molto molto verde.
Jen è molto sedentaria per cui gran parte di queste prime giornate le abbiamo passate a casa, chiacchierando davanti alla tv o facendo qualche giretto in città (anche se, a dire il vero, non c'è molto da vedere in una piccola città in mezzo alla campagna; non è una metropoli). Una mattina però mi ha portato a pescare; non ero mai andata prima ed è stato molto divertente vedere quanto fossi imbranata con la canna da pesca. Dopo molti tentativi andati a male, ho imparato a lanciare l'esca a più di mezzo metro di distanza dalla barca e ho addirittura preso qualche pesce. Altro passo difficile è stato vincere il ribrezzo e afferrare i suddetti pescetti per scastrarli dall'amo e ributtarli in acqua. Ma un volta compiuto il primo passo...
Un altro giorno invece una giovane sorella di Jen mi ha portato con sé il suo ragazzo e un altro amico al lago Michigan. Che strano arrivare in riva al lago e trovare le spiagge con la sabbia e poi peró tuffarsi nell'acqua dolce!
Sto iniziando ad ambientarmi e a conoscere la famiglia di Jen ma al momento non vedo l'ora di iniziare la scuola per far amicizia con qualcuno della mia età.

 

 
Di Admin (del 27/08/2012 @ 16:54:50, in Studiare all'estero, linkato 641 volte)

Secondo gli ultimi dati negli scorsi mesi si è assistito ad un vero boom di iscrizioni a programmi di mobilità giovanile in particolare in Europa, in primis attraverso il programma Erasmus. A fine Luglio il New York Times ha celebrato il 25° anniversario del programma Erasmus sottolineando come il successo di questo programma abbia rappresentato un facilitatore per una formazione accademica internazionale ma soprattutto uno strumento fondamentale per la costruzione di una comune identità europea dei Paesi membri dell'UE.
Secondo uno studio di Study Portals, portale europeo che si occupa di agevolare i percorsi di studio internazionali, le richieste di lavoro all'estero (in particolare verso i Paesi del Nord Europa) sono cresciute in modo esponenziale soprattutto in quei Paesi europei nei quali la crisi sta avendo effetti più intensi, ovvero Spagna, Portogallo, Grecia e non ultima l'Italia.
Il numero di studenti che invia il proprio curriculum in aziende con sedi nei Paesi del Nord Europa, probabilmente ritenute più aperte e meritocratiche, sarebbe aumentato del 100% nell'ultimo anno.


Un altro dato interessante riguarda la crescita delle domande per master in lingua inglese, che secondo lo stesso studio sarebbe cresciuto negli ultimi 10 anni del 1000%, e che in Italia secondo altre fonti sarebbe aumentato di 3 volte nell'ultimo anno!

Questi dati dimostrano che sta avvenendo sotto i nostri occhi un processo mai accaduto in modo così forte nel nostro Paese: la grande maggioranza anche degli studenti italiani ha ormai iniziato a guardare all'estero come una, se non l'unica, via per ottenere un lavoro dignitoso e vedere riconosciuti gli sforzi compiuti nel percorso universitario, cercando di entrare in mercati lavorativi più meritocratici e dinamici. Un Paese che siede tra le prime 8 nazioni industrializzate più importanti al mondo non può e non deve permettere, anche e soprattutto in un periodo di crisi economica come quello attuale, che il capitale umano rappresentato da migliaia di brillanti laureati debba guardare al proprio Paese come un posto da cui fuggire per sperare di sopravvivere più che come un luogo in cui trovare certezze per il proprio futuro. Non parliamo solo della classica "fuga dei cervelli", parliamo della fuga di un'intera generazione, una fuga tanto fisica quando e soprattutto di identità, di senso di appartenenza alle proprie radici culturali.
 

Aspettando delle risposte in tal senso dalla politica e dalla classe dirigente, non rimane che iniziare il prima possibile ad acquisire competenze non solo professionali ma anche linguistiche tali da arricchire il proprio curriculm e diventare più appetibili dal mondo del lavoro anche in altri Paesi e sperare che la attuale situazione occupazionale giovanile in Italia possa venir gestita meglio di quello successo fino ad oggi.

 

Author: Andrea Di Girolamo

 

 
Di Admin (del 27/08/2012 @ 12:31:34, in Elisa racconta il suo anno negli U.S.A., linkato 1496 volte)
“Che  bello ragazzi, sto per andarmene un anno negli States; in mezzo agli americani per un anno..wow!!”
“Chissà che diavolo mangerò tutto il tempo. Solo hamburger, patatine e bibitoni zuccherati?”
“Finalmente imparerò l’inglese alla perfezione!”
“Avrò un armadietto tutto mio, proprio come nei film! Per non parlare del ballo di fine anno; non vedo l’ora! Voglio prendermi un vestito bellissimo.”
“Mamma, babbo, un anno è lungo.”
“Una sorellina di due anni. Mi sa che sarà lei a insegnarmi l’inglese ☺”
“Che sport seguirò quest’anno? Là ce ne sono un sacco.. Magari divento una cheerleader!”
Ecco, questi sono solo un centesimo dei pensieri che mi si affastellano nella mente quando penso alla partenza imminente, e ci penso sempre.. alterno momenti in cui non vedo l’ora di partire a grandi pianti. Innamorarsi per la prima volta due mesi prima di partire non è una situazione piacevole né tantomeno facile da affrontare. Anche preparare i bagagli mette un po’ in crisi: non è una cosa semplice per una  ragazza decimare il suo guardaroba!! Perché non ci si può portar dietro la casa?! ☺ Quanti pensieri, quante preoccupazioni. Poi prendo il libretto dei consigli di YouAbroad e leggo che è normale essere agitati e anche un po’ spaventati e non riuscire a dormir bene prima di partire. Allora è normale! Non sono l’unica fifona che ha paura di allontanarsi dalle sottane della mamma ☺
E poi ripenso anche a tutta l’estate passata a lavorare per pagarmi una parte del viaggio e a ciò che mi aveva spinto la prima volta a partecipare al programma: uscire un anno di casa e diventare un po’ più indipendente, imparare a muoversi senza contar sempre sui genitori, imparare bene una lingua essenziale come l’inglese e CRESCERE! In quei momenti mi convinco che quella che provo adesso è davvero solo l’agitazione pre-partenza e che sarà un’esperienza fantastica!
STATES STO ARRIVANDO!!!!!

 

 
Quando sono partito per la mia esperienza all'estero, non avevo idea di quanto velocemente sarebbero trascorsi questi dieci mesi negli USA: il pensiero di un anno lontano dall'Italia, infatti, sembrava davvero un'eternità. Tuttavia, già dopo aver trascorso un paio di settimane in Texas, mi sono reso conto che dovevo godermi ogni singolo momento di questa fantastica esperienza, perché il tempo stava volando. Oggi mancano solo tre giorni al mio rientro a Torino e la parola che può meglio descrivere il mio stato d'animo è "bittersweet": se da un lato, infatti, sono contento di tornare nella mia città natale e rivedere famiglia e amici, dall'altro sono dispiaciuto di dover lasciare la mia host family e tutte le persone con cui ho creato un profondo legame d'amicizia. Inoltre, sono convinto che sentirò anche la mancanza dei luoghi in cui ho trascorso quest'anno, ovvero la mia casa, le spiagge di Galveston, la mia high school. Per salutare tutti i miei amici, ho deciso di fare un "Goodbye party" a casa mia, così da poter vedere ancora una volta tutte le persone che hanno reso quest'esperienza fantastica. Come ho imparato però durante gli incontri dell'organizzazione, si tratta solo di un "Goodbye for now" e non di un addio! Dopo dieci mesi così fantastici, rimarrò per sempre grato alla mia host family e sono convinto che ci rivedremo molto presto.
 
Col termine Prom (abbreviazione per promenade), viene indicato il ballo di fine anno nelle high school americane per gli upperclassmen. Questo è un evento scolastico e sociale di moltissima importanza: gran parte degli studenti, infatti, aspetta con ansia, per tutto l'anno, questa indimenticabile serata. Dal momento che la mia scuola non ha molti allievi, la festa è stata aperta sia a seniors sia a juniors (ossia studenti dell'ultimo e penultimo anno), anche se la maggior parte delle volte vi sono due feste in date diverse. Il "rituale" che precede il Prom è tradizionale: il ragazzo, invitato un "date" nelle settimane precedenti, porta a cena fuori la ragazza (spesso si va con un gruppo di amici), prima di recarsi alla festa vera e propria.  

Momento clou della serata è l'elezione del King and Queen e, al termine del ballo, che dura un paio d'ore, si prosegue tipicamente la festa ad un after-party.La serata a cui ho partecipato è stata organizzata nel downtown e, tra mille decorazioni e luci, posso dire di essermi divertito moltissimo.
Sebbene balli di questo genere siano stati provati anche in Italia, vivere questa serata negli Stati Uniti è qualcosa di unico e davvero indimenticabile: momenti come questi, infatti, sono destinati a rimanere nel cuore di ogni exchange student.
 
Di Admin (del 02/04/2012 @ 14:50:51, in Gabriele racconta il suo anno scolastico in USA, linkato 1248 volte)
Negli Stati Uniti, lo Spring break cade ogni anno intorno alla prima metà di Marzo ed è atteso con ansia da gran parte degli studenti Americani: infatti, in questa settimana di festa (la prima dopo il Christmas break), le scuole rimangono chiuse.Con la mia host family ho speso due giorni in Houston, dove ho avuto l'occasione di visitare la città ed assistere al rinomato Rodeo cittadino. La città è tipicamente americana: nel downtown spicca il grattacielo più alto del Texas (la JP Morgan Chase Tower) e non lontano da questo si impone il gigantesco Reliant Stadium (una delle arene sportive più all'avanguardia del mondo!).  
In questo fantastico stadio si svolge ogni anno il "Houston Livestock show and rodeo", uno degli eventi più attesi dell'anno nel sud del Texas. Lo spettacolo è solitamente suddiviso in due parti: la prima vede in scena i cowboys gareggiare nelle varie specialità (tie-down rope, team roping, barrel racing e il classico bull riding), la seconda invece consiste in una performance musicale live (artisti di grande fama, come Taylor Swift, Enrique Iglesias, Train hanno suonato in questa occasione). La serata è stata molto divertente e sono davvero contento di aver avuto la possibilità di vivere con la mia host family una delle esperienze più texane per eccellenza.
 
Il Super Bowl è uno degli eventi più spettacolari e attesi in tutti gli Stati Uniti: ogni anno, circa novantacinque milioni di americani seguono in diretta questa partita di football, solitamente disputata tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio. Tale evento, unico nel suo genere, è sentito come una vera e propria festa nazionale. Le due squadre che si contendono il prestigioso trofeo Vince Lombardi (in onore dell'allenatore le cui squadre ottennero i primi due titoli) sono le vincitrici della NFC e AFC conference. Appassionati di sport (ma non solo!) prestano inoltre grande attenzione, durante half time, alla performance musicale: nomi importanti come Michael Jackson, Justin Timberlake e Madonna hanno cantato durante questo breve, ma spettacolare e seguitissimo, concerto le cui coreografie sono ad ogni edizione di altissimo livello.  
Nel 2012 il Super Bowl XLVI ha visto la vittoria dei New York Giants, guidati dal quarterback Eli Manning, sui New England Patriots di Tom Brady (risultato identico al 2008!). Essendomi appassionato moltissimo al football americano, ho atteso questa partita con grande emozione e, sebbene la squadra per cui tenessi abbia perso, mi sono goduto con la mia host family e amici questo fantastico evento sportivo. Super Bowl pertanto non significa solo sport, ma America: viverlo, infatti, è un must per tutti gli exchange student che trascorrono il loro anno di studio negli Stati Uniti!
 
Di Admin (del 23/01/2012 @ 12:40:53, in Gabriele racconta il suo anno scolastico in USA, linkato 1743 volte)

Il Natale e’ una delle festivita’ piu’ celebrate negli Stati Uniti e gran parte degli americani attende il 25 dicembre con molto entusiasmo.  Sebbene trascorrere le feste natalizie lontano dalla propria famiglia italiana possa rappresentare un momento di sconforto per un exchange student, la mia esperienza natalizia in Texas e’ stata molto positiva: infatti, vivere una giornata cosi’ speciale con le persone che ti hanno accolto come un figlio nella loro famiglia e’ qualcosa di davvero indimenticabile.

La vigilia e’ stata all’insegna del tradizionale cenone con i parenti venuti in visita e il giorno di Natale e’ stato dedicato all’apertura dei regali. Anche in questa occasione la mia host family si e’ dimostrata molto generosa ed accogliente, trattandomi come un vero e proprio membro della famiglia. Per dimostrare la mia riconoscenza ho voluto pertanto fare anch’io un regalo ai miei genitori e fratelli ospitanti. Per quanto riguarda la mia esperienza,  il Natale si e’ quindi svolto in maniera molto simile al modo in cui sono solito trascorrerlo in Italia, a differenza delle condizioni atmosferiche: 20 gradi a fine dicembre non mi erano mai capitati!

La sera del 31 dicembre la maggior parte degli americani segue in diretta tv il “drop” della Time Ball che avviene ogni anno in Times Square, New York: questa grande palla di cristallo luminosa, il cui monitor al termine della discesa segna l’inizio del nuovo anno, viene fatta cadere allo scoccare della mezzanotte dal grattacielo principale di Times Square. Questa tradizione, che va avanti ormai da piu’ di un secolo, e’ diventata il simbolo del Capodanno in tutta America. Come la maggior parte degli americani, anch’io ho seguito questo evento in diretta tv, prima di recarmi ad una festa con dei miei amici.

 
I miei primi cinque mesi vissuti negli Stati Uniti mi hanno regalato bellissime esperienze ed emozioni, ma (come accade in ogni situazione) anche un piccolo inconveniente: durante l'ultima settimana di allenamento di football, mi sono procurato una frattura al perone in seguito ad una caduta. La domanda che voglio porre oggi e' pertanto la seguente: come funziona la sanità americana nel caso in cui un exchange student si infortunasse durante il suo anno all'estero? Può sembrare una domanda un pò strana, ma farsi male (durante l'attività sportiva e non) è una cosa che accade normalmente in Italia come in una qualsiasi altra parte del mondo.
Questa domanda è tanto più sensata se consideriamo il fatto che negli Stati Uniti le spese per l'assistenza sanitaria ai cittadini non sono coperte dallo Stato ma da assicurazioni mediche private che ogni cittadino deve individualmente stipulare.
La risposta e' più semplice del previsto: infatti, sebbene il sistema sanitario statunitense sia più complesso di quello italiano per i motivi sopra indicati, per gli studenti che vanno all'estero con Youabroad e' prevista un'assicurazione che copre le spese mediche legate a questi tipi di infortuni, un'assicurazione obbligatoria e specifica per gli international student.
Appena arrivato nella mia host family, mi e' stata recapitata a casa la mia tessera assicurativa, che consiglio a tutti gli exchange student di portare sempre nel portafoglio! Giunto alla UTMB, complesso ambulatoriale dell'University of Texas, ho mostrato la mia tessera dell'assicurazione e, dopo la visita, non ho dovuto pagare nulla. Sono stato ingessato per trenta giorni, periodo in cui ho ovviamente sospeso lo sport ma ho continuato le attività extra-scolastiche, e da una settimana ho ripreso gli allenamenti. Anche in questo tipo di esperienza, ho sentito la vicinanza dei miei nuovi amici, della mia host family e, come sempre, dello staff di Youabroad; ora, felice della mia guarigione, sono pronto a continuare questa fantastica avventura che, anche a livello sportivo, mi sta facendo vivere momenti straordinari.
 
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