Elena S. – Trimestre a Netherby, South Australia, Australia

anno estero australia esperienze exchange student

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Perché partire per un’esperienza all’estero

Ho sempre avuto il sogno di andare a studiare all’estero per l’università e inizialmente pensavo che diventare un Exchange Student per un breve periodo, oltre a mostrarmi se effettivamente fosse la scelta giusta per me, avrebbe costituito un assist non da poco per un’eventuale application. Non solo avrebbe dimostrato infatti che avevo acquisito una buona padronanza dell’inglese e del lessico specifico per studiare la materia che avrei scelto, ma sarebbe anche stata una prova inconfutabile della mia capacità di “sopravvivere” da studente in un paese straniero, adattandomi alle più svariate situazioni e mettendo in pratica quelle famose soft skills tanto ricercate al giorno d’oggi!
Inutile dire, ovviamente, che la mia esperienza è finita per essere molto, molto di più. Le motivazioni iniziali sono scomparse nel giro di poco, sommerse dal bagaglio di ricordi ed emozioni che ho ottenuto e che porterò con me per tutta la vita… ben al di là della carriera universitaria!

Quando era il momento di scegliere, non era ancora disponibile l’opzione Exchange per l’Australia; visto che le mie motivazioni iniziali erano soprattutto di carattere scolastico, volevo la possibilità di scegliere la scuola che avrei frequentato: per questo sono stata più che felice di scegliere l’opzione YouChoose e posso confermare che ne è assolutamente valsa la pena!
Ho scelto l’Australia per due motivi, principalmente. Il primo, quello pragmatico, è che mi ha permesso di partire durante l’estate e non perdere praticamente nulla della scuola in Italia. Il secondo, quello più profondo, è che si trattava del posto più lontano dal mio mondo a cui riuscivo a pensare – letteralmente agli antipodi! – e che dunque volevo assolutamente vederlo. Appena scesa dall’aereo ho capito di aver avuto l’intuizione giusta: i nodi sui tronchi degli alberi, il profumo dell’aria, il colore della terra… la mia casa lontano da casa sembrava su un altro pianeta!
Se il vostro desiderio è quello di sentivi capovolti e allo stesso tempo accolti anche a migliaia di chilometri di distanza, l’Australia è assolutamente il posto per voi.

Confesso che, già prima di partire, mi sentivo piuttosto indipendente. L’autonomia, che è spesso una delle cose che un Exchange Student ottiene, non è stato il regalo più bello della mia esperienza. Ciò che ho imparato, quasi al contrario, è stata l’inter-relazione. L’incredibile occasione di stringere amicizie con persone dall’altra parte del mondo, con vissuti molto diversi dai miei anche sono nelle piccole cose; la straordinaria consapevolezza dei legami che possono instaurarsi anche in così breve tempo tra individui, della solidità della rete che avvolge tutto il pianeta e che pure da questi è costituita. Non sono più riuscita a guardare nulla con gli stessi occhi: il filtro culturale che avevo prima di partire si è ampliato al punto da farmi apprezzare ogni singola cosa, anche la più quotidiana e banale, come se la vedessi per la prima volta. Chiedendomi cosa ne avrebbe pensato la mia Host Sister, la mia amica belga o quella tailandese. È questa la differenza tra essere un turista e un Exchange Student… dopo aver vissuto dall’altra parte del mondo, sei per forza un cittadino del mondo.

Sicuramente dopo il mio periodo in Australia si è rafforzata ulteriormente la mia decisione di proseguire, se possibile, gli studi universitari all’estero. Non solo per un certo bisogno di indipendenza, ma anche perché la sete di conoscere altri luoghi e vivere a contatto con altre culture, che mi ha spinto a partire un anno fa, non si è affatto esaurita! Mai come ora è tanto importante comprendere che i confini che vediamo sono soprattutto mentali e che la collaborazione con l’altro è la chiave per ogni successo.

L’esperienza di Elena in Australia, la scuola e la Famiglia Ospitante

anno estero australia esperienze exchange student youabroadCercare di scegliere un solo momento tra tutti quelli che ho vissuto, anche se mi è stato chiesto molte volte sia da amici che da parenti, è quasi un’ingiustizia. So però che i futuri YouAbroaders che leggeranno queste parole, una volta tornati, capiranno perfettamente cosa intendo. Dovendo decidere però, ho optato per questo, perché penso che chiunque avrebbe provato lo stesso.
L’ultima settimana prima di tornare in Italia, sono stata in campeggio nell’Outback sulle (quasi) orme di Priscilla, la regina del deserto… con l’unica eccezione che il nostro pullmino si chiamava Ernie. Il momento più emozionante in assoluto di un’esperienza di per sé straordinaria, però, è stato all’inizio del terz’ultimo giorno. Sveglia alle 5 come ormai eravamo abituati a fare, la striscia della Via Lattea, visibile lì come da nessun’altra parte, che sbiadiva lentamente sopra le nostre teste. Un unghia di luna, Venere ad est. Il buio più assoluto e anche una certa sonnolenza, mentre Ernie scivolava silenzioso sull’asfalto, coperto di quella polvere rossastra di cui ormai mi ero abituata a essere ricoperta anch’io. Poi, il profilo di una roccia enorme sull’orizzonte. E mentre il sole lentamente sorgeva e la frescura notturna cedeva il passo al caldo desertico, in una terra sacra che finalmente anche i bianchi stanno iniziando a rispettare, l’amaranto si è abbracciato con l’arancione. Ayers Rock… Uluru.

Della scuola australiana ho amato il metodo completamente diverso! L’idea è che i ragazzi sono più motivati a fare ciò che piace loro, per cui non solo si ha la possibilità di scegliere le proprie materie da una gamma vastissima (io per esempio ho fatto sia Matematica Specialistica che Cucina), ma anche l’insegnamento è pensato per essere più un divertimento che un peso, con un approccio pratico e intuitivo.

La mia famiglia ospitante era composta dalla mia Host Mom, il mio Host Dad, il cane Georgie e… noi ragazze da tutto il mondo! Nel periodo in cui sono stata io ospitavano anche una ragazza australiana che abitava fuori città ma andava a scuola in centro, per cui ho avuto come Host Sister sia una vera Aussie sia una ragazza giapponese. Dire che li ho amati dal primo istante è un eufemismo: mi hanno fatto sentire accolta sin da subito e non ho mai provato un singolo momento di imbarazzo! Siamo andati insieme a partite di football e netball, la mia host mom ci ha accompagnato a fare surf e sci d’acqua, mi hanno presentato tutta la loro famiglia e i loro amici (il giovedì sera a cena dalla nonna greca era sempre un momento attesissimo della mia settimana). A suon di battute e puntate dei Griffin, sono diventati subito per me una vera famiglia, in cui le mie host sisters erano mie care amiche e i miei host parents delle figure a metà tra genitori e zii (ed è una cosa fantastica, credetemi). Non appena potrò, tornerò a trovarli… non vedo l’ora di riabbracciarli!

L’esperienza da Exchange Student con YouAbroad

trimestre estero australia esperienze exchange studentMi sono trovata benissimo con YouAbroad (anche con loro ho trovato una grande famiglia!) e confrontandomi con altri Exchange Student andati sia in Australia sia in altre parti del mondo con altre agenzie ho avuto modo di constatare cosa la rende unica: l’attenzione. Dall’inizio del processo fino a dopo il rientro a casa, i membri del Team mi hanno seguita costantemente, dandomi sempre informazioni e consigli perfetti. Non è da sottovalutare, quando si è dall’altra parte del mondo, l’avere la possibilità di contattare in qualsiasi momento un team di esperti! E anche quando tutto va alla perfezione, non si è mai lasciati da soli: sono stata contattata periodicamente da YouAbroad per far sapere loro come mi trovavo, come stava procedendo la mia esperienza, per ricordarmi che per qualunque cosa, loro c’erano.

Il mio consiglio per i futuri YouAbroaders? Sarò molto diretta: non state con gli italiani! Non vi capita tutti i giorni di fare amicizia con persone dall’altra parte del mondo. So che può sembrare spaventoso all’inizio, ma siate voi stessi e vedrete che tutto andrà per il meglio. Del resto, avrete avuto il coraggio di imbarcarvi in questa grande avventura… cos’altro vi serve?